lunedì 15 agosto 2016

Buon ferragosto !!

E’ ferragosto e non è per dire
ti devi proprio divertire,
mare, monti oppure campagna
l’importante è che alla fine se magna.

Al ristorante con la famiglia
quando paghi un gorbo te pija,
i prezzi oggi sono un po’ gonfiati
in nome dell’estate li abbiamo accettati.

Se vai al mare ormai lo sai
un gavettone riceverai,
invece in montagna sarai più tranquillo
finchè non incontri la famiglia col figlio.

Urli, schiamazzi e pallonate
ormai le tue orecchie sono stremate,
con il cocomero, birra e frittata
la mattinata è bella che andata.

Carte, cartacce e cicche di sigaretta
sul prato si spengono senza poi tanta fretta,
è biodegradabile, che glie fà
tutte ste piccolezze stai a guardà.

Anche in spiaggia sotto l’ombrellone
seppellire lo zozzo è una occasione,
tanto la sabbia sta lì per quello
non si vede niente e tutto è più bello.

La giornata scorre veloce
oggi il sole è proprio feroce,
ti senti stanco e un po’ rimbambito
saranno queste cavolo di infradito.

In ogni dove c’è un mare de gente
qualcuno di questi ti è pure parente,
stretto, pigiato e con tante file
quasi era meglio rimanere a dormire..





giovedì 11 agosto 2016

Bagni pubblici

Stai passeggiando in città, durante una bella giornata estiva, con la borsetta da una parte e l’immancabile bottiglietta d’acqua dall'altra, quando ti rendi conto di avere una impellente necessità fisiologica.
Sarà stato il cappuccino o il Chinotto ghiacciato di poco fa,  sta di fatto che non puoi proprio rimandare.
Rifletti sulla possibilità di tornare a casa ma questa opzione è subito scartata, rischieresti l’irreparabile e allora si fa sempre più vicina l’opzione estrema: ricorrere ad un BAGNO PUBBLICO.

Gli spazi dove allestire i bagni pubblici cittadini vengono appositamente scelti da una commissione comunale, che prende in considerazione i locali più tristi, scomodi ed angusti che ci siano.
Le finestre sono sempre microscopiche, la luce è perennemente accesa ed un inquietante piastrellato bianco ricopre totalmente le pareti ed i pavimenti.
Entrando nei bagni pubblici il nostro sistema olfattivo viene messo a dura prova, la fragranza che si diffonde non è proprio quella di Chanel n.5 e si rischia un ritorno di fiamma della peperonata del giorno prima.
Sul pavimento ci sono impronte bagnaticce di scarpe e scarponi, un velo di acqua ed altro lo ricopre quasi completamente e toccare a mani nude questo “ben di Dio” non sarebbe proprio raccomandabile.

Gli archeo-biologi studiano da tempo le forme di vita che si creano e riproducono nei bagni pubblici: batteri resistenti pure alle bombe atomiche, virus grossi come una casa, funghi e spore che aspettano soltanto di attaccarsi alla pelle di qualche ignaro visitatore.
Le pareti biancastre sono solitamente ricoperte da qualsiasi scritta: annunci, commenti, disegnini, numeri di telefono e gli argomenti di discussione non sono proprio riguardanti la letteratura inglese.

Un discorso a parte lo meritano i bagni automatici e chimici.
I primi sono quelli con porta metallica che si apre e chiude appunto automaticamente, inserendo un soldino e premendo un pulsante.
La paura è di rimanere chiusi dentro, senza finestre, con 3000 gradi all’interno e nessuno che possa sentire le nostre richieste di aiuto.
I bagni chimici invece sono quelle scatolette di plastica, tutte in verticale, dove nel 90% dei casi il water è pieno d’acqua, attappato fino all’orlo e tu non sai cosa fare..

Bando alle ciance, senti di non poter resistere a lungo ed entri nel fatidico bagno pubblico cittadino. Noti subito che vicino ai lavandini NON c’è il sapone e nemmeno il rotolo di carta per asciugarsi le mani.
Il tuo olfatto, come previsto, accusa subito una bella botta, un miscuglio fra uova marce e secchio dell’immondizia non pulito da 10 anni. Fortunatamente però indossi gli scarponi alti e non temi l’acquetta e la relativa fauna presente sul pavimento.
Ti avventuri nella stanzetta con i servizi igienici ed ecco apparire il classico WC bianco SENZA tavoletta, che è la cosa più triste e squallida del mondo.
Vai per chiudere la porta e ti accorgi che non c’è nè chiave nè catenella.
Provi a tenere serrata la porta puntandola con un piede però per fare “quello che devi fare” la distanza è troppa, non ci si arriva.
Rifletti su possibili traiettorie, palombelle e tiri a segno ma desisti e decidi di togliere il piede dalla porta, se dovesse entrare qualcuno pazienza.
Hai la necessità di sederti ma questo è impossibile, centinaia di funghetti stanno aspettando soltanto questo, così decidi di mettere alla prova i quadricipiti femorali rimanendo in sospensione a gambe flesse.
Dopo pochi secondi non ce la fai più e ti rendi conto che in palestra avresti dovuto fare più squat e meno chiacchiere.
Con uno sforzo immane porti a termine la missione anche se ora il tuo colorito è quello di un peperone e cominci a sudare come una capra.
Esci e ti avvii verso un lavandino per lavarti le mani, oltre ad una bella rinfrescata al viso.
Rimembri con piacere l’assenza del sapone e della carta per asciugarsi così cominci a rovistare nella borsa in cerca di fazzolettini.
Ti appoggi sul lavandino ma un movimento inconsueto fa cadere la borsa a terra.

Panico.

Possibili soluzioni:
-          bruciarla,
-         lasciarla lì ed estrarne tutto il contenuto,
-          iniziare a strillare per la rabbia,
-          tutte le precedenti.

L’amata borsa in similpelle è atterrata in una specie di pozzangheretta d’acqua e fazzoletti bagnati.
Riprendendo il controllo la raccogli facendo bene caso a non toccare la parte offesa.
Ricordi di avere la bottiglietta del disinfettante gel e così ti ci lavi le mani, la faccia, le ascelle, i piedi e un po’ ne metti anche sotto la borsa.
Sai di Amuchina ed affiora un po’ di stanchezza ma senti di aver superato anche questa dura prova, così ti avvicini all’uscita.
Cammini a zig zag per evitare la parti del pavimento più bagnate, fai anche un piccolo saltello ma .. subito dopo senti una specie di “splash” dietro di te.
Un brivido freddo ti percorre, sei immobile, consapevole dell’ imponderabile, dell’immane tragedia che potrebbe essere accaduta.

Tocchi con la mano la tasca posteriore dei jeans, il telefonino non è più lì..








domenica 31 gennaio 2016

Il Collegio dei docenti

Ricordate: il “Collegio dei docenti” non si augura..

Venerdì mattino, terminata la quarta ora, scendi le scale del primo piano con aria trionfante diretto in aula docenti, con quel sorrisetto appena accennato che si traduce “ho finito le lezioni ed ho il sabato libero, buon weekend a tutti”.
Incontri qualche tuo collega facendo finta di ascoltare ciò che ti dicono riguardante rientri, disposizioni, orari e delibere ed intanto la tua mente è già proiettata sul divano del soggiorno, con la TV accesa, i popcorn e la birra pronti e la partita che sta per cominciare.

Ti soffermi scioccamente in questa stanza, non ricordando i pericoli che essa sempre nasconde e che possono manifestarsi quando meno te l’aspetti.
Un rumore sordo annuncia l’arrivo dei tacchi della vice-preside e con loro tutto il resto: tu sei proprio lì davanti e non fai in tempo a tentare una fuga dalla finestra o almeno un nascondiglio dietro la macchinetta del caffè che lei gentilmente ti chiede di fare una supplenza.

«Chi ha l’ora a disposizione? Lei Professore?»  gracidando e guardandoti fisso come una civetta insonne.

«Ho terminato ora il mio orario, stavo andando»  rispondi ingenuamente.

(e qui commetti un grande errore, infatti il “Manuale dell’insegnante modello” consiglia a queste domande di rispondere sempre aggiungendo una motivazione forte, come quella di un appuntamento dal dentista, all’ospedale per il genitore malato o dover accompagnare il figlio a qualche recita)

«Mi faccia un piacere Professore, questa supplenza in 4°P, per non lasciare la classe scoperta»  insiste lei sicura che avresti capitolato.

Felice come quando al mare ti si è infilata una medusa nel costume ripercorri le malefiche scale, per riscendere dopo una bella oretta trascorsa in compagnia di simpaticissimi alunni.
Stavolta rientri in sala insegnanti con uno scatto alla Usain Bolt, soltanto per prendere il giubbetto, ma il tuo sguardo cade sul magico libro delle comunicazioni e leggi “Convocazione straordinaria Collegio dei docenti” venerdì 29 gennaio, dalle 14 alle 18.

Vorresti urlare il tuo disappunto dentro un contenitore stagno, alla Fantozzi, per poi liberarlo sulle cime dei Monti Sibillini, ma rischieresti un crollo colposo, così desisti e mestamente ti avvii verso la magione.

Sono le 13,55 e tu arrivi trafelato, non hai fatto in tempo nemmeno a mangiare la mela cotta e noti con piacere che l’aula magna nemmeno è aperta.
Verso le 14,10 arriva l’addetto che con grande calma spalanca le porte di ingresso e pian pianino arriva il grosso degli insegnanti.
Dentro l’umidità è paragonabile a quella presente all’interno delle grotte di Frasassi e il freddo è tale da non permetterti di togliere il piumino, il riscaldamento infatti è possibile solo durante le lezioni mattutine.

Già intristito ed afflitto come dopo l’incontro con un Dissennatore o con Mr. Simpatia, cerchi ovviamente un posto nelle ultime file, che sono già in via di riempimento.
Al Collegio dei docenti le prime file rimangono spesso semivuote, mentre in fondo si riversa la massa, suggerendo velatamente un interesse non massimo nei confronti di questi incontri pomeridiani.
All’arrivo del Dirigente scolastico  (non si dice più Preside !! “Il difficilesedocet)  è uno strabordare di giornali, telefonini, riviste varie, WhatsApp e messaggini, che vengono lentamente riposti per riprendere ordine in aula.

Ogni Collegio che si rispetti inizia con la ricerca del volontario per il verbale e qui la tragedia: il Preside  (io ovviamente continuo a chiamarlo così)  chiede al microfono se c’è qualcuno che si offra  sua sponte..  il vuoto, il silenzio assoluto.
Nessuno fiata, si fa finta di cercare qualcosa in borsa, si guarda di qua e di là, ci si nasconde alla vista e si va avanti così finchè qualcuno non commette un errore ed incrocia gli occhi infuocati del Preside, che lo chiama gentilmente al banco per quelle 4 orette si scrittura.

Il secondo passo è la lettura del verbale della seduta precedente: circa mezz’ora di una voce metallica monocorde che ti ronza nelle orecchie recitando l’inutilità, il nulla assoluto.

«Letto il verbale passiamo al primo dei 15 punti da esaminare»  parole che fanno sobbalzare metà della platea che si era intorpidita, appesantita dal processo digestivo in corso.

«Ora passiamo al comitato di auto-valutazione, ai bilanci delle competenze ed alle funzioni strumentali»  ti giri verso i colleghi più cari e leggi l’oblio nei loro occhi, sguardi persi nel vuoto cosmico e ti chiedi di che cosa stia parlando quel signore con il microfono e soprattutto se stia parlando in italiano.

E così in un oceano di parole, discorsi, commenti, interruzioni e votazioni passano le ore e tu ti chiedi semplicemente.. perché.

«Siamo arrivati ai due giorni di vacanza da inserire nel calendario scolastico, che date sceglie il Collegio?» 

.. e qui il tripudio:  giornali che si chiudono, telefonini che vengono gettati in borsa, liste della spesa bruscamente interrotte, visi che si rianimano, la platea si infervora come non succede nemmeno al bar dello sport durante la finale di coppa del mondo di calcio.
Si litiga un quartarello tra due gruppi, chi vuole accorpare al 25 aprile e chi gradisce i giorni di Carnevale, alla fine al grido “basta che non se vene a scuola” ci si mette tutti d’accordo.

Verso le 18,15 noti i primi segni di cedimento fra i tuoi colleghi, il livello di ossigeno nella sala è clamorosamente calato mentre il freddo e l’umidità ormai hanno cementato le articolazioni, facendoti provare strane sensazioni.
Ti colpiscono le prime allucinazioni : vedi davanti a te una campanella gigante animata che suona la fine della scuola e strilla “viva le vacanze !! “ e poi arriva il Preside in costume e ciabatte che ti dice  «Professore venga in acqua, dobbiamo fare il bagno prima del Consiglio di Istituto.. »

Alle 18,35 ti risvegli da tutti gli incubi ed ascolti l’agognata frase di chiusura: «Il Collegio è terminato, potete andare»

In 6 secondi netti sono tutti in piedi, guanti, sciarpe e giubbetti già indossati, in una mano la borsa e nell’altra il telefonino, la felicità sembra tornare nei nostri cuori, le porte si stanno per aprire per “riveder le stelle” .. quando una manina riprende a tradimento il microfono dicendo :


«Un’ultima cosa, mi ero dimenticato, sabato e domenica c’è “Scuola aperta” per i ragazzi delle medie, lascio qui sopra il foglio con il nome dei docenti che sono vivamente consigliati ed essere presenti»





venerdì 1 gennaio 2016

L'ottimismo vola !!

Volevo augurarVi un nuovo anno ricco di soddisfazioni..
pieno di emozioni e di grandi momenti..
ma poi ho capito che non posso sempre prenderVi in giro.
BUON ANNO !!



giovedì 24 dicembre 2015

Visite natalizie..

Durante le cosiddette “feste natalizie” uno strano rituale, considerato gradito, viene puntualmente messo in scena da loschi figuri, il cui reale intento è quello di scombussolare il più possibile la flebile tranquillità familiare.
Si auto-proclamano amici e parenti, in realtà sono conoscenti e lontani consanguinei che incontri una volta l’anno.. ed un motivo ci sarà.
A malapena ricordi i loro nomi e perché hai a che fare con loro, ma durante le feste non mancano mai, te li ritrovi sempre lì, non possono proprio rinunciare alle VISITE di NATALE.

«Ciao Marco, come va? Dai che ti vengo a trovare»
“Dai” che ?? Vieni vieni, tanto o non ti apro o non mi ci trovi.

«Passo per Natale, ti porto un pensiero e vengo con la mia bimba»
Non mi ricordo nemmeno come ti chiami, hai una figlia? Mai saputo.

«Durante le feste facciamo una cena, tanto siamo solo noi, giochiamo a carte»
Ma siamo solo noi chi ?? Ci incrociamo una volta l’anno in Corso Cavour, tua moglie non l’ho mai vista, ero rimasto ad un figlio, ne hai sfornati altri tre e manco me lo hai detto.
Giochiamo a carteee ????? Vado a collegare il campanello con la 380v.

C’è poi il lontano parente che ti comunica la visita pre-natalizia insieme alla zia di secondo grado, a Vittorino che fuma come un turco e alla cugina Tiziana, che tu ricordi con lo stesso piacere della visita militare a Perugia a 18 anni.
Per non fare brutta figura ti tocca uscire all’ultimo momento, per comprare qualche panettone, pandoro o il mitico cesto natalizio con dentro lenticchie, fagioli, cioccolatini, paste e spumantello.

Ovviamente è una sciagura.

Gli acquisti dell’ultimo minuto sotto le feste, per di più forzati e non voluti, non si augurano.

Non appena esci vedi file di automobili ferme in qualunque via, un trionfo di clacson, frenate, parcheggi, sgommate.. e ti chiedi se sta arrivando la fine del mondo e tu magari non hai ancora acceso la TV e non ne sai nulla.
E’ semplicemente la frenesia natalizia, tutti corrono in qualsiasi posto per fare qualsiasi cosa: alle poste, nei negozi, al bar, in pasticceria, al supermercato.. pure al cimitero c’è la ressa.

Arrivi al parcheggio del supermercato e capisci subito che non troverai posto nemmeno a pagarlo oro, ti fermi lungo la via, così scomodo e lontano che quasi quasi facevi prima ad andare a piedi.
Entri e vedi TUTTA la città che sta comprando qualcosa : carrelli che straripano, gente che corre scapigliata dal banco pesce a quello gastronomia, risse per accaparrarsi i numerini della fila.
Ti avvicini per prenderne uno anche tu e ti accorgi sconsolato di avere 78 persone avanti.
Alla fine riesci a trovare soltanto due miseri panettoni a 1.99 euro ed un cesto natalizio con prodotti dalle scritte strane.. sulla cui provenienza hai qualche serio dubbio.
Non potendone più arrivi alle casse e pensi di far suonare l’allarme antincendio per velocizzare un po’, ma alla fine con una ventina di minuti di fila riesci ad uscire e a riveder le stelle.

Tornato a casa ti rendi conto di avere così tanta gente che arriverà di lì a poco che non sai se mettete subito a piagne o fuggire clamorosamente verso l’eremo di S.Leonardo.
Fra i ritardi, le mezzore spese nel “vuoto neuronale” e le solite domande sulla vita ed il lavoro cominceranno anche ad accavallarsi le visite e.. tu capirai cosa vuol dire cedere al lato oscuro della forza.

Quando il Sole è ormai tramontato da un pezzo ed è archiviata anche la cena istituzionale della vigilia con parenti, ti accorgi ed apprezzi una gran bella novità : IL SILENZIO.

Il cielo è sereno, la Luna piena troneggia nel firmamento, l’aria è limpida..

Un mezzo sorriso compare sul tuo viso, alla FINE mancano soltanto :

1)     le visite dell’ultimo minuto la mattina di Natale.
2)     le telefonate di auguri di altri ignoti che non possono venire di persona.
3)     il pranzo di Natale con parenti.
4)     lo scarto dei regali con bimbini strillanti che scorrazzano in ogni dove.
5)     le partite a tombola.
6)     le visite di ALTRI INFINITI conoscenti e/o parenti che mezzi mbriachi vengono a farti gli auguri nel tardo pomeriggio.
7)     la passeggiatina tutti insieme per digerire i kg di cibo selvaggiamente ingurgitati.
8)     la cena con i resti del pranzo, che sono tanti e non si possono mica buttare via.
9)     I SALUTI FINALI con baci, sorrisi e abbracci che più finti non si può.

Si, sono positivo ed ottimista, in effetti potrebbe andar peggio. J
BUON NATALE.




lunedì 6 luglio 2015

Tutti al mare !! (seconda parte)



E’ consigliata la lettura di “Tutti al mare” prima di continuare con “Tutti al mare - parte seconda”.

.. Ritorno mesto verso il rassicurante telo mare, dopo due pallonate in testa e un’altra doccia fredda non voluta.
Almeno mi sono rinfrescato ed ora un bel bagno di sole indisturbato non me lo toglie nessuno:  sistemo bene l’asciugamanone con 4 sassi ai lati per tenerlo disteso, tolgo ogni granellino di sabbia, levo le infradito e mi distendo felice.
Nello stesso istante due simpatici bimbi sfrecciano “sopra di me”  in una folle corsa verso il mare, dopo che la mamma ha dato loro il permesso del bagno, sollevando circa 20 kg di sabbia che mi impanano come una cotoletta alla milanese.

Invoco l’avvento di un branco affamato di squali megalodonti o l’improvvisa comparsa di una tartaruga azzannatrice ma le mie preghiere non vengono ascoltate.
I bimbi intanto, satolli ed energetici per il panino con il salame, le patatine fritte e il succo di frutta alla pera ingurgitati, approfittano per fare pipì in acqua, sotto gli occhi soddisfatti dei genitori.

Presa la definitiva decisione di non avvicinarmi più alla spiaggia mi alzo, leggermente innervosito, do una sgrullatina alla duna di sabbia sopra di me e mi dirigo alla doccia, rallegrandomi per questo servizio presente in una spiaggia libera.

L’ottimismo vola.. e infatti nella prima doccia non c’è la maniglia.

Mi giro verso la seconda e vedo un signore che si sta facendo lo shampoo, strofinandosi il corpo con spugna e bagnoschiuma.
Mi aspetto che da un momento all’altro tiri fuori anche le forbicine per tagliarsi le unghie, nel frattempo un ruscello di schiuma bianca comincia a straripare dalla doccia invadendo la sabbia circostante.
C’è una terza doccia che ora è vuota e mi avvicino ad essa con aria vittoriosa, giro la maniglia ed essendo sudato ed accaldato come una capra ho la sensazione di essere investito da una cascata di azoto liquido, a circa 275 gradi sottozero.
Mi ritraggo agilmente come una tartaruga nel suo guscio e metto fuori soltanto il piede con la ciabatta, “per abituarmi piano piano”, poi la gamba, fino ad arrivare ai punti cruciali, la pancia e la schiena.

Mentre mi esibisco in questi contorsionismi la coda dell’occhio vede dietro di me due signorine perizomate, che stanno aspettando a braccia conserte e fra una risatina e una battuta si avvicinano sempre più.
In un secondo mi gonfio come un piccione ripieno e mi getto tra i flutti gelidi, simulando scioltezza e tranquillità, anche se per poco non mi si tronca il respiro.
Togliere tutti i granelli di sabbia da dentro il costume si rivela più problematico ed imbarazzane del solito, considerando gli sguardi femminei a cui sono sottoposto.

Tutto bagnato mi accingo al ritorno all’asciugamanone camminando lentamente, tipo bradipo addormentato, per non insabbiarmi i piedi.
Facendo finta di niente faccio il solito percorso a zig zag, allungando di dieci volte la distanza da percorrere, per dare uno sguardo furtivo alle nuove bellezza che nel frattempo si sono accomodate in spiaggia.

Sono disteso da una decina di minuti, stranamente rilassato e sto per cadere fra le braccia di Morfeo quando sento una voce dietro di me, tipo megafono da stadio, che mi fa sobbalzare : COCCO ! COCCO BELLO !! COCCO BELLO !!!
Si avvicina il simpatico omino che vende i pezzi di cocco ed ogni tanto lo noto fermarsi ad “innaffiarli”, nel cesto di vimini in cui li custodisce, con un piccolo spruzzino di acqua (spero).
Passeranno altri suoi colleghi, con “di tutto e di più” : dai braccialetti alle collanine, dagli immancabili occhiali da sole ai pareo e teli da mare, dalle custodie per cellulari ai cappellini con ventilatore, dalle prolunghe per fare i selfie agli aquiloni a forma di Batman.

Intanto le lancette dell’orologio segnano le 14.00 e comincio a dare una seria motivazione alla discreta fame che mi sta venendo.
Farò uno spuntino veloce per poi integrare a casa.
La mia merendina, con un po’ di frutta lavata, acqua e succo di carota sono niente di fronte a fior di pranzi organizzati da veri professionisti “de lo magnà”.

Intorno a me è tutto un fiorire di contenitori per insalate, mini posate e bustine di condimenti, per non parlare dei panini imbottiti, tramezzini e pizze farcite.
Acqua fresca, Coca-cola, birre e pure vino escono fuori in un baleno da gigantesche borse termiche e c’è chi non manca di apparecchiare con tovaglia e bicchieri di plastica.

Dopo pranzo c’è “l’abbiocco totale”, la spiaggia diventa magicamente silenziosa, ogni rumore sembra lontano ed ovattato, gli occhi si chiudono ed il relax si impossessa dei bagnanti, anche le piccole pesti urlanti sembrano placarsi temporaneamente.

E’ proprio questa per me l’ora di andare, proprio quando mi stravaccherei volentieri senza fare niente fino al tramonto..
Mi vesto, infilo le ciabatte, sgrullo l’asciugamanone inondando di sabbia il vicino, che fortunatamente dorme e mi avvio verso il parcheggio.
Si sente quello strano odore di asfalto caldo, infuocato dal sole, che sembra squagliarsi sotto i piedi ed il gradevole venticello della spiaggia cessa di colpo, lasciandomi senza fiato.
Sembra di essere in una via di mezzo tra una sauna ed una palude stagnante e con questa bella sensazione mi avvicino alla macchina.
Non è più una automobile.. è diventata una trappola mortale, un insieme di lamiere arroventate e quando apro la portiera mi investe una folata di aria talmente calda che sembra arrivare direttamente dal deserto del Sahara.

Apro tutti gli sportelli e il bagagliaio e rimango ad aspettare un po’ sotto la misera ombra di un alberello, tanto per far circolare aria nella mia Peugeot.
In questo momento anche gli occhiali scuri mi fanno caldo e li appoggio sul tettino dell’auto.
Ora me la sogno la doccia fredda della spiaggia, qui anche le lucertole si riparano vicino a me, per approfittare dell’unica ombra nei paraggi.

Decido che è arrivata l’ora di andare così chiudo le portiere, mi infilo dentro e in un battibaleno sono già sulla via del ritorno.
I finestrini sono tutti giù, per fare un po’ di corrente, l’aria condizionata l’accenderò una volta entrato in superstrada.
Il sole contro non mi fa vedere proprio niente.. è troppo fastidioso.

Dove sono i miei occhiali scuri ??




venerdì 26 giugno 2015

Pillole di Phantablog: La minigonna

Ragazze con la minigonna che se la tirano giù in continuazione sperando che si allunghi magicamente di qualche centimetro:

1) la minigonna è della stessa lunghezza di quando l’avete provata a casa davanti allo specchio.
2) vi state chiedendo se si vedono le mutande.
3) state pensando che la prossima volta sarà meglio mettere i leggings sotto.