lunedì 19 gennaio 2015

Dal dottore..



«Vado dal dottore »

Queste in genere sono le parole che danno inizio a meravigliose mattinate di attesa dal “medico di famiglia”.
Quando entri nello studio medico, nonostante tu stia recitando tutti i possibili riti scaramantici del mondo, ti prende sempre un colpo, perché hai davanti a te le solite 10-12 persone, stipate le une vicine alle altre, sedute sulle classiche sedie da sala d’attesa.
Sia che tu arrivi presto o a metà mattina o quando scommetti sugli ultimi minuti di apertura trovi sempre un sacco di fila e ti chiedi se mai potrà accadere il miracolo di non avere nessuno davanti (o quasi).

Ti metti l’anima in pace a ti accomodi nella saletta dell’ambulatorio, magari sulla sedia libera più vicina all’entrata del dottore, non si sa mai, meglio essere pronti ad ogni evenienza..
Dopo una decina di minuti di “assestamento” prendi la classica rivista di gossip da sala d’attesa, sempre quella, vecchia di 3-4 mesi, ma almeno passi un po’ di tempo sfogliando e guardando le foto di “vips” in costume alle Maldive.
Ci si stufa subito, impressionati da tutte quelle persone che ci sono prima di noi ed osservando la babele di lingue, colori e modi di fare che ci circonda, riflettiamo tristemente sul tempo totale di attesa..

Cominciamo allora a passare tutti sotto il nostro occhio critico, guardando il loro taglio di capelli, il trucco strano, il modo di vestire, la parlata dialettale, come accavallano le gambe, la borsa griffata e pure gli occhiali troppo colorati :

- C’è sempre la vecchietta “malata immaginaria”, che decanta gli acciacchi, racconta la sua vita e quante ne ha passate, sempre pronta a farsi misurare la pressione e fare tutti i controlli del mondo. (tempo di permanenza ELEVATO)
- C’è il ragazzotto in tuta e scarpe sportive, taciturno, con la radiografia in mano, in apparenza di sana e robusta costituzione.. ma con qualche sorpresa in serbo. (tempo di permanenza MEDIO)
- C’è la super bellona, formosa, seduta con la gonna corta e le gambe maliziosamente accavallate, vedendola tutti giurerebbero sul suo stato di salute.. terreno fertile per le malelingue. (tempo di permanenza A SORPRESA)
- C’è la coppietta di mezza età, molto temibile, due al prezzo di uno, quando entrano pensano di aver conquistato il fortino e difficilmente escono prima di una quarantina di minuti. (tempo di permanenza ELEVATO)
- C’è l’elemento a sorpresa, un vero e proprio jolly, indecifrabile, che entra con due foglietti sulle mani ed esce dopo nemmeno 5 minuti.. da applausi (tempo di permanenza BREVISSIMO)
- C’è poi il traditore, che assicura di avere soltanto una ricetta da firmare ed ottiene di passare avanti a tutti.. per poi rimanere dentro mezz’ora. (tempo di permanenza ELEVATO)

Ma il più temuto è LUI, il NEMICO numero uno, che si riconosce dalla ampia borsa in simil-pelle che tiene in mano e dagli abiti eleganti: l’INFORMATORE SCIENTIFICO.
Il suo modo di fare è baldanzoso, entra nella sala di attesa sicuro di sé, sprezzante del pericolo e mostrando subito un carattere estroverso quanto basta.
Chiacchiera amabilmente con le stesse persone che di lì a poco pugnalerà a morte utilizzando l’odiata “regola dell’ informatore che passa ogni due pazienti”.
Per evitare ogni protesta, a tempo debito appoggia la borsa per terra, davanti alla porta di ingresso del dottore, per marcare il territorio.
Se qualcuno comincia a mugugnare sorride pacioccone ricordando la suddetta regola e l’importanza del suo ruolo nella presentazione di nuovi farmaci. (tempo di permanenza IMPREVEDIBILE)

Un tempo poi non c’erano nemmeno i numeretti da staccare per stabilire l’ordine tra i pazienti in attesa (tipo reparto gastronomia del supermercato) .. allora si che era GUERRA.
C’era sempre il tipo champagnoso che diceva: « Chi è l’ultimo? » e si metteva a ricostruire l’ordine di entrata di tutti.
Ognuno di noi ha combattuto epiche battaglie per far valere il suo ordine di arrivo, evitare i tagliafile, i “finti-tonti”, gli smemorati e i maleducati ma ora è tutta un’altra cosa, la pace è tornata con l’avvento di questi utili fogliettini.
Se ci fosse il tabellone luminoso e la voce elettronica che dice dove siamo arrivati sarebbe il massimo, piano piano ci si arriverà..

Quando finalmente tocca a te, dopo due ore e mezzo di attesa, varchi quella porta ed entri dal medico soddisfatto e felice come se avessi appena vinto la Maratona di New York.
Ti siedi sorridente e stai per aprir bocca quando.. squilla quel cavolo di telefono che tiene il dottore occupato in chiacchiere per altri 10 minuti.
Ormai è fatta, niente e nessuno potrà rallentare la tua corsa per la vittoria, l’obiettivo è raggiunto e prepari il braccetto per l’iniezione del vaccino anti-influenzale.

« Purtroppo stamattina mi sono finito i vaccini, ritorni domani » …




venerdì 9 gennaio 2015

Si SALDI chi può..



Durante i primi giorni dell’anno, dopo le festività natalizie e relativa frenesia regalatoria, arriva il tanto amato periodo dei SALDI.
Il massimo sarebbe averli prima di Natale, contribuendo così ad una maggiore soddisfazione per chi dona e anche per chi riceve.
Prima di Natale però la caccia al regalo è assicurata ed è meglio far sfogare gli astanti a prezzo pieno, per poi riproporre un “bis” con sconti reali fino al 70%.

“Saldi”, “Sconti”, Sales”, “Super offerta”: è proprio di queste scritte che tutte le vetrine si riempiono nel mese di gennaio, attirando con percentuali da favola numerosi e speranzosi clienti.
In odore di SALDI intere categorie di persone per bene si trasformano in barbari sanguinari, anni di pacatezza e serenità vanno in fumo per la frenetica ricerca di una giacchetta, idilliaci e consolidati rapporti vengono pericolosamente minati dalla folle corsa al risparmio.

Quest’ anno l’essere umano medio, per evitare ogni coinvolgimento in epiche giornate di shopping con la compagna, già dal 1° gennaio si rende irreperibile, rifugiandosi nell’eremo del Lago di Pilato a meditare e pregare.
Il 3 di gennaio, primo giorno di SALDI, quando stava già facendo amicizia con le lucertole di montagna e con le bacche di Goji come pranzo, sente la voce del suo amore da dietro la montagna sacra:

«Caro mi accompagni in qualche negozio? Sono iniziati i saldi»

Memore del passato e delle visite al centro commerciale l’essere umano medio cade in depressione, mestamente abbassa la testa, si toglie sandali e cilicio e ritorna tristemente all’ovile.

«Entriamo qui, ci sono gli sconti al 70%»

Fai notare gentilmente al tuo tesoro che la scritta dice “Sconti FINO al 70%” e che questo vuol probabilmente dire che su 2000 articoli del negozio una sciarpetta di tre anni prima da 5 euro sarà effettivamente al 70%, ma la tua considerazione ha lo stesso effetto di un pizzicotto sul sedere ad un elefante.

Una volta entrati noti con piacere che dalla neve e dal gelo di fuori si passa ad una temperatura di circa 40C° e che di ossigeno in quelle stanze non se ne parla più ormai da tempo..
Dopo 5 minuti, sudato come una capretta, cerchi di farti spazio in quell’ arena di gladiatori e cerchi la tua compagna, che immediatamente si è infilata in ogni dove alla ricerca della super occasione.
Ti guardi intorno e noti il “disordine catastrofico” caratteristico del periodo dei SALDI.
Viene tirato fuori di tutto dalle mandrie di bisonti che entrano in questi locali: camicette, calze, maglie e pantaloni vengono esaminati e provati freneticamente SENZA rimettere nulla al proprio posto, formando montagne di abiti vicino ai camerini, sui tavolini ed anche per terra, con grande piacere dell’attonito personale del negozio.
Se poi sono in vendita le calzature parte l’avventura per ritrovare la “scarpa perduta”: tante scatole sono aperte e dentro ce ne trovi soltanto una, oppure modelli e taglie differenti nella stessa confezione.

Mentre riflette su tutto ciò l’essere umano medio ritrova la sua dolce metà, che lo chiama dalla tenda chiusa del camerino:

«Mi prendi la taglia 44 dei pantaloni di seta neri a costine che stanno laggiù?»

Già sulle parole “seta neri a costine” ha uno sbandamento, tradurre un papiro in aramaico sarebbe più chiaro per lui, ma “laggiù” non riesce proprio a definirlo in quella bolgia infernale e sente di non farcela.
Miracolosamente riesce a trovare ciò che è stato chiesto ed orgoglioso si avvicina al camerino.. accorgendosi della mega fila che nel frattempo si è formata.
(bisogna anche dire che di camerini nei negozi ce ne sono sempre pochissimi, senza contare quelli dove non si accende la luce, quelli senza chiave, senza appendi-abiti o sedia, insomma una vera penuria.. forse si paga qualche tassa anche lì)

Aperta finalmente la tenda la compagna dell’essere umano medio, non soddisfatta dell’esperienza appena vissuta, porge delicatamente al suo uomo un paio di pantaloni che ha visto per lui e lo invita a provarli.
Considerando che in quel momento entrare in una sauna sarebbe più fresco e piacevole e montando in lui un’ansia tremenda per la fila di persone in attesa, scalpitanti come tori, il nostro amico rifiuta il suggerimento anelando soltanto la porta di uscita di quell’orribile posto.
Dopo qualche minuto si rende conto di aver compiuto un peccato mortale, un primo errore clamoroso che gli costerà molto caro..

Al quinto negozio la vista dell’essere umano medio si appanna e la stanchezza, paragonabile a quella di una maratona lungo la grande muraglia cinese, lo porta a commettere l’ERRORE DEFINITIVO:

«Come mi stanno?» chiede lei riferendosi ad un paio di poveri jeans la cui cerniera sta per esplodere.
(domanda chiaramente retorica a cui si deve sempre rispondere in un unico modo)

«Sono un po’ stretti, ti prendo la taglia più grande?»

Un minuto di silenzio.

La terra trema sotto i piedi, il buio cala in tutta la città e il camerino si spezza in due. Gli occhi iniettati di sangue della tua compagna ti fanno comprendere l’irreparabile.
Mettendoti un broncio mondiale, che terrà per una settimana, ti chiede bruscamente di essere riaccompagnata a casa e TU senti vicine come non mai la grotta eremitica del Lago di Pilato e le lucertoline di montagna..



Calano le luci della sera, la giornata di shopping volge al desio e tutti i protagonisti si apprestano al ritorno. Il campo di battaglia mostra uno scontro duro: molti non ce l’hanno fatta e giacciono stremati al suolo, altri si leccano le ferite ed altri ancora pensano già al giorno successivo..

Si SALDI chi può !!




lunedì 15 dicembre 2014

Buon anno 2015



«Che fai a Capodanno?»
«Vado ad una festa di amici in una casa in campagna»

Dopo aver esordito con la classica domanda che ognuno di noi riceve 10 volte al giorno da metà dicembre in poi e con la classica risposta che viene data, aggiungo di cuore :

Buon anno 2015 a tutti voi

Vi auguro un futuro pieno di salute, serenità, amore..  soldi a palate, un’isola personale, un jet privato, 45 Ferrari, una interminabile fila di top-model che vi fanno la corte, una villa a Porto Cervo, uno yacht a Porto Rotondo, un ombrellone a Porto Potenza.

Siate felici, sempre circondati dagli affetti dei vostri cari, accompagnati dalle persone che vi vogliono bene..  in una crociera intorno al mondo della durata di sei mesi sulla “Imperial Transatlantic Luxury Line”.

Magari datevi una regolata il 31 sera, vi assicuro che non succederà nulla di nefasto e che tutti i miei precedenti auspici a voi rivolti si avvereranno anche se :

1)  tornate a casa prima delle 9 di mattina del giorno seguente..
2)  non percorrete 800 km di strada per raggiungere la festa più cool..
3)  non fate esplodere “bombe Maradona”, candelotti di dinamite e fucilate a destra e manca, con la scusa dei fuochi dell’ultimo dell’anno..
4)  tornate a casa senza essere completamente mbriachi..

Poi mi raccomando, allo scoccare della mezzanotte è d’obbligo l’invio selvaggio del messaggino di auguri, sempre quello, memorizzato da anni, standard per tutti.
Meglio ancora se il destinatario vi è praticamente ignoto o lo sentite una volta l’anno, appunto in questa occasione.
Un click e l’etere si intoppa così tanto da far arrivare il classico “Tanti auguri, buon anno“ anche due o tre giorni dopo. Ben fatto.


PS : per il cenone dell’ultimo dell’anno vi consiglio un locale eccezionale, il ristorante : “Dacce li soldi” di Antonietto Gatto e Pierello Volpe.
Il menù è da leccarsi i baffi :
- ravioloni di ricotta australiana ai funghi porcini del Lago di Pilato
- chitarra al ragù di stambecco con pecorino stagionato in grotta polare eremitica
- rotolino di tacchinella al finocchietto selvatico in crosta di sale marino dell’ Himalaya
- nodino carpacciato di scottona di Pollenza con crema al basilisco
- tortino di patate al guanciale di porcello con filetto di vitellino di Montefortino
- prosciuttello di maiale arrostito in porchetta con topinambur al forno
- filetto di manzo su pan bauletto al caprino, con fondo di cipolline dolci affumicate
- crepes suzette flambate all’arancia e Chinotto, con cioccolato e zucca all’amaretto

Su richiesta menù di pesce (stra-congelato).

Il tutto viene proposto a soli 385 euro, compresi lo spumante Sperone a mezzanotte e le trombette colorate. Si accettano pagamenti anche in comode rate mensili, cessioni del quinto e mutui ventennali.


Ci sentiamo l’anno prossimo.





sabato 6 dicembre 2014

Buon Natale reloaded



Attenzione : questo post è talmente acido che nemmeno 10 pastiglie di Magnesia smisurata aromatic vi impediranno il bruciore di stomaco dopo la lettura.. siete avvertiti.

Il 25 Dicembre è un giorno di grandi preparativi perché dobbiamo essere tutti più bravi, più buoni e pure più belli. Ci si sveglia presto la mattina per farsi il bagno, profumarsi e imbellettarsi come non mai e tirare fuori dall’ armadio il vestito della festa.
Tranquilli, dal 27 si ricomincia da capo, con i litigi condominiali, il clacson in mezzo al traffico e le frecciatine al lavoro.

Nel giorno di Natale il pacchetto fedeltà comprende:

1)  Presenza in Chiesa
2)  Magnata con parenti
3)  Scarto dei regali

1) Tutte le Chiese il 25 di Dicembre (insieme al 24 sera e a Pasqua) hanno il loro momento di gloria, un vero sold out, tutto pieno e posti in piedi.
Centinaia di nuovi fedeli occupano ogni pertugio dei sacri templi e seguono le celebrazioni cantando, sorridendo e stringendo mani, sotto gli occhi incuriositi degli altri fedeli, presenti ogni domenica ed abituati a comportamenti più discreti.

L’occasione è ghiotta per una bella sfilata in vetrina e così, oltre a giacche, cravatte e tailleur, ecco cappotti, sciarpe bianche e pellicce varie diventare protagoniste.
La differenza poi, tra Messa di mezzanotte del 24 e Celebrazione di Natale sta nelle svampate di pesce che arrivano da ogni dove: dai vestiti, dalle persone, dagli aliti scatenati durante i canti a squarciagola.
Un altro elemento che indica la differenza tra le due Celebrazioni è lo stato della maggior parte dei partecipanti: a Natale sono più svegli e pimpanti, il 24 sera hanno l’occhio semi-chiuso, la panza già piena e qualcuno di loro approfitta pure per una pennechetta con russatella a scoppio.


2) Alla fine della Messa del 25 arriva la magnata con i parenti : a casa o al ristorante ci si prepara comunque ad un evento epico, quasi sismico.
Personalmente a questo momento della giornata preferirei un inseguimento di 10 ore da parte del Mastino dei Baskerville, nella nebbiosa e notturna brughiera inglese.

La magnata con i parenti rientra spesso nella cosiddetta “sagra de lo finto” , dove sono di ordinanza i sorrisi, le pacche sulle spalle, i baci, gli abbracci e tanta gioia e felicità che devono sprizzare da tutti i pori..
Al convivio sono presenti i classici parenti che vedi una volta l’anno (ed un motivo ci sarà) : la zia di secondo grado, la cugina con il marito e i nipotini, la sorella della madre del pronipote della nuora e pure qualche estraneo, che passava sotto casa e si è imbucato.
La conversazione durante la magnata è da suicidio, le classiche chiacchiere sul tempo, sul lavoro, sulle fidanzatine, tutto mieloso e zuccheroso, da far venire il diabete mellito di 3° grado in un battibaleno.
In compenso vicino a te c’è sempre il bimbino con il seggiolone che ti tira i tortellini e inzuppa le manine nel brodo del tuo piatto.
Dopo 27 antipasti e appunto gli immancabili tortellini con brodino di gallinella ti senti già pieno come un otre, sarà poi il Bellini iniziale con le tartine che ti dà quella clamorosa sensazione di sazietà, succede comunque che già a questo punto la tua pancia invoca pietà e la cintura dei pantaloni comincia a contenere pressioni inusitate.
L’allegro pasto continua con i secondi, 15 contorni misti, olive e creme fritte, l’insalata russa, il nonno pure, la frutta, l’ananas il panettone, il torrone siciliano, il pandoro che piace tanto ai piccolini e la zuppa inglese.
Il tutto innaffiato da vini bianchi, rossi e spumantelli vari.

Tempo stimato : 3 ore de magnata.

Intanto la cintura dei tuoi pantaloni è arrivata a “livello vulcano”, in attesa di eruzione dopo due milioni di anni di inattività e sei sudato come una capra, nonostante tu abbia tolto ormai da tempo la giacca, appoggiandola dietro la sedia.
I bambini, come da manuale, scorrazzano da tutte le parti, strappano le palline di Natale all’abete, rovesciano in terra qualsiasi cosa ed insistono per aprire i regali, nonostante i rimproveri dei genitori.

Il sacro pasto scorre lento, fra battute, sorrisi, barzellette e frasi fatte e si arriva al brindisi finale, quando i conviviali, alcuni dei quali già mbriachelli, alzano i calici per il “cin-cin” declamando a turno i buoni auspici per l’anno nuovo.
In questo momento il tuo desiderio è quello di aria fresca, cielo azzurro sopra la testa e silenzio eremitico e con questi segreti propositi incocci il bicchiere con l’ignoto parente alla tua destra, rovesciando lo spumante sui pantaloni.

Con il caffè, l’ammazzacaffè, il limoncello, la grappa e il Fernet Branca per chi ha esagerato la battaglia sembrerebbe avviarsi alla conclusione quando senti una vocina che invoca immediatamente lo scarto dei regali.
Ti stavi appunto alzando dalla sedia, che ormai ha preso la forma del tuo sedere, per sgranchirti e fare almeno due passetti, quando capisci di essere in trappola e mestamente rimani al tuo posto.


3) Una delle cose che amo di più è scambiare con le persone care qualche pensierino, grande o piccolo o insignificante che sia, guardare i loro visi sorpresi e sorridenti e scambiarci in questo modo tutto il nostro affetto, da persone appunto che si vogliono bene.

Questo nei miei sogni.. in realtà ogni 25 Dicembre mi ritrovo, malcapitato, in mezzo a barbari, minorenni iper-attivi e sconosciuti vari che stringono, abbracciano e sputacchiano come se d’un tratto tu fossi il loro più caro amico.
E allora si sprecano i regali tristi : le confezioni da bagno, con la saponetta, la crema mani e il bagnoschiuma Erbolario, la camicia, il libro, il profumo, le magliette e le cravatte, orrende quanto basta..

« Grazie è bellissimo!! »  si recita ogni volta.
« Davvero ti piace? »
« Si, si, proprio quello che volevo »  e già pensi a dove buttarlo quando tornerai a casa o a chi riciclarlo.

Il tavolino del soggiorno è ormai pieno di carte, fiocchetti, scatole e sacchetti, tutti ringraziano e sorridono e qualcuno comincia a sentire il peso dell’evento, anche a causa delle panze piene e del vinello trincato.
La giornata si è protratta ormai fino a metà pomeriggio, il volume di commenti, risatine, scherzi e sollazzi è diminuito, gli astanti sembrano pronti al ritiro, i guerrieri rinfoderano le loro spade e tu ti senti sollevato, quasi rasserenato.
Pochi istanti dopo arriva la simpatica vocina : « Adesso è l’ora dei giochi, preferite TOMBOLA o MERCANTE in FIERA ? ».






martedì 25 novembre 2014

Una sosta all' Autogrill



Viaggiare in autostrada mi mette allegria, forse perché la associo alle ferie, alle vacanze, all’estate, agli spostamenti per raggiungere gli aeroporti e i luoghi di villeggiatura.
In mezzo a queste lunghe scie di asfalto sei anche più sereno: non ti trovi nello stretto e caotico traffico cittadino dove suoni il clacson 10 volte al minuto, alzi il dito medio per salutare la gente e ti indisponi leggermente durante le file al semaforo.

Tutto inizia al casello dell’autostrada, ai cui lati sostano perennemente automobili in doppia e terza fila, una specie di mercato viaggiatorio 24 ore su 24.
C’è chi aspetta il pullman per la gitarella di un giorno, chi ha appuntamenti di lavoro, chi incontra qualche amico, chi sosta per magnasse un panino ed anche chi approfitta per affari loschi. Con il furgoncino delle bibite e il kebabbaro staremmo a posto.

Superato il momento della curiosa osservazione mi avvicino all’entrata dell’autostrada ed ogni volta, fissando il cartello del Telepass, penso che mi prenderebbe un colpo vedere la sbarra che si alza mezzo secondo prima del passaggio dell’auto, con il rischio di schiantarsi se rimanesse chiusa.

Quasi felice di questa mia arretratezza tecnologica arrivo al pulsante rosso da premere per far uscire il biglietto di viaggio e mi accorgo di NON arrivarci..

Tragedia.

Ma come? Ho il vetro abbassato, il mio bel braccetto di fuori e non ci arrivo?
Mi sporgo come un contorsionista e mi aiuto pure con una penna ma niente da fare.
A questo punto, leggermente agitato dalla fila che si sta formando dietro di me, apro lo sportello.. che va a cozzare clamorosamente contro l’alto marciapiede del casello.
Io che sono maniacale nella cura della mia carrozza rossa non oso pensare al danno provocato, anche una piccola bozza mi toglierebbe il sonno per giorni, ma faccio finta di niente, mentre mi rendo conto che lo sportello aperto mi impedisce ancor di più di arrivare al pulsante.

Panico.

La fila dietro di me è aumentata, i clacson suonano che è una meraviglia e le facce inferocite degli automobilisti mi ricordano l’ultimo film dell’orrore che ho visto: “L’alba dei morti viventi”.
Non mi perdo d’animo e con l’agilità di un pachiderma esco dall’altro sportello, faccio il giro dell’auto ed arrivo al prezioso pulsante.
Le macchine dietro ormai sono più di dieci, le ultime non ce la fanno più e cominciano a cercare entrate più libere, i rimanenti sono inferociti come formichieri e premono il clacson tipo martello pneumatico, rivolgendo verso di me parole non proprio edificanti.
Riparto più veloce che posso e mi infilo nello svincolo, ripensando soltanto dopo se la direzione presa fosse quella giusta..

Superato questo piccolissimo intoppo sono ormai tranquillo in autostrada, ma il biglietto di viaggio è ancora nelle mie mani.
Lo vorrei infilare in quell’affare sopra la testa che si tira giù per ripararsi dal sole, che in una parola sola si chiama PARASOLE, ma non riesco.
Dopo 3 o 4 tentativi alla cieca desisto e lo metto nel cassetto porta-oggetti.
Dal cassetto porta-oggetti delle automobili si può tirar fuori qualsiasi cosa, tipo borsa di Eta Beta : penne, block notes, fazzoletti, profumi, straccetti pulisci-vetri, caramelle, accendini, lattine, resti di panini, astucci e così via..
Sono quindi abbastanza certo di non ritrovare il piccolo bigliettino nel momento del bisogno.

Sto guidando da un quartarello quando due elefanti della strada decidono di superarsi davanti a me.
Stare dietro a due camion con rimorchio affiancati non è proprio il massimo, mi mette una leggera ansia, così tento di rilassarmi facendo finta di trovarmi dietro ad una gara di tartarughe giganti, che fanno a chi arriva prima all’insalata.
I tempi sono un po’ lunghi.
Mi giro a guardare a destra e sinistra e noto un cartello pubblicitario con la classica scritta da autostrada : “Dio c’è”.
Faccio in tempo a leggere anche una irriverente continuazione al di sotto: “o ce fà”.
Mentre rido da solo, come i matti, mi rendo conto di avere un pò di fame e di dover fare “plin plin” quindi decido di fermarmi all’Autogrill.

L’ Autogrill dell’autostrada rappresenta l’essenza del viaggio in automobile, lo status-symbol del girovago che si rispetti, non ci si può non fermare in queste oasi immerse nel deserto d’asfalto che si sta percorrendo.
Una sosta nell’Autogrill dell’autostrada è come l’aperitivo prima di cena, è come la partita di calcetto con gli amici, è come la sbirciatina giornaliera su facebook.. è INEVITABILE.

I mercati e i centri commerciali non hanno più la loro attrattiva, i negozi di souvenir e gli alimentari non sono nulla al confronto di ciò che si può trovare all’interno di un Autogrill :
- c’è il reparto “riviste, giornali e libri”, aggiornato con gli ultimi successi editoriali (pure quelli a luci rosse) per accontentare ogni tipo di lettore..
- c’è il reparto “gastronomia”, con le specialità praticamente di tutta Italia, non soltanto della regione in cui ci si trova, dai formaggi ai liquori, dai vini alle birre, dai salami alle crostate. Se qualcuno volesse fingere un viaggio chissàdove potrebbe comprare nell’Autogrill vicino casa i regalini da riportare agli amici senza destare sospetti.
- c’è il reparto delle “cose sfiziose”, tipo il robottino parlante che risponde al saluto, il peluche che canta e piange se non lo coccoli e altre robine del genere..
- c’è chi azzarda anche il reparto ”varia”, con scarpe, catene da neve, shampoo, ferri da stiro tascabili, set da cucito e capi di semplice abbigliamento, tentando di assecondare tutti i desideri e le aspettative.

Il bancone con la caffetteria e la vetrina con i panini pronti sono però il vero simbolo e quindi una immancabile presenza per ogni Autogrill che si rispetti.
Non so perchè, forse per qualche strana congiunzione astrale, ma ogni volta che entro in Autogrill davanti al bancone incontro sempre :
1) la bellona che sorseggia il suo caffè, tutta truccata e imbellettata, come in perenne passerella, consapevole di attirare gli sguardi di poveri mariti e adolescenti super ingrifati.
2) la famigliola in viaggio, insieme ai loro bimbini che scorrazzano da tutte le parti, con in mano Coca-cola e merendine.
3) il manager rampante in giacca e cravatta che sorseggia la sua bibita e parla di lavoro al telefonino, senza regolarsi con il volume della conversazione.
4) le due-tre coppie di giovani in viaggio con le rispettive fidanzate, vestiti in jeans strappati quanto basta, cappucci, felpe e spavaldi come pochi.
5) la gita scolastica, con gli alunni che entrano tipo mandria di bisonti, pronti a saziarsi con patatine, Fanta e cioccolato, mentre i loro insegnanti rimangono fuori, facendo il conto alla rovescia per il ritorno a casa.

Quando arriva il mio turno decido di ordinare uno dei “mitici panini da Autogrill”, d’altronde sono l’elemento fondamentale per un sano ed allegro ristoro.

Ed il RE dei panini da Autogrill è il CAMOGLI.

Questo nome, che ci fa ricordare il bel paesino ligure, è una vera prelibatezza : due fette di focaccia calda farcite con Emmenthal, prosciutto cotto, qualche foglia di lattuga e pomodorini sono il nonplusultra della “goduria paninesca”.

Dopo il riposo, la magnata e la bevuta, mancano soltanto due cose per completare degnamente il rituale :

1) l’acquisto del biglietto della Lotteria
2) un salto alla Toilette

1) Le statistiche delle vincite alla Lotteria ci fanno sognare, le grandi città e gli Autogrill autostradali sembrano maggiormente baciati dalla fortuna, la bea bendata strizza l’occhiolino a coloro che qui tentano la sorte e quindi perché rinunciare ad un sogno.
Se io vincessi il primo premio della Lotteria Italia rimarrei tranquillo, sobrio e discreto nei miei comportamenti..
La prima cosa che farei sarebbe di entrare a lavoro con infradito, occhiali scuri e telo da mare, anche di inverno e mandare educatamente a quel paese tutti i colleghi antipatici.
Poi mi comprerei 42 Ferrari, un aereo privato, 12 yacht e una ventina di ville con piscina, tutte sul mare, con spiaggia privata.
Concederei il saluto soltanto a ricconi, VIP e top-model e mi farei fotografare ai gran premi di Formula 1, nelle tribune d’onore, alle feste e agli eventi super mondani.

2) Passando letteralmente dalle stelle alle stalle, prima di ripartire bisogna fermarsi alla toilette.
I bagni dell’Autogrill non sono proprio il massimo della vita, il livello igienico medio è pari a quello della fogna centrale di Calcutta.
Mettersi seduto sulla tazza del WC, toccare il pavimento magari per raccogliere qualcosa che è caduto o soffermarsi troppo su maniglie e manopole dei lavandini equivale ad un suicidio batterico-viral-dermatologico.

In genere ci sono delle scale da scendere e quando arrivi in fondo trovi il tavolinetto con il cestino per le offerte, un po’ anacronistico di questi tempi, ogni tanto qualcuno invece di contribuire si porta via direttamente il cestino.

Si capisce subito quale è l’entrata dei bagni delle donne, c’è sempre la fila.
Un po’ per “motivi anatomici”, che prolungano i tempi, un po’ per “civetteria femminile” le donne in bagno impiegano sempre più tempo degli uomini.
L’uomo nella toilette fa quello che deve fare, in genere nemmeno si lava le mani e subito dopo esce felice e rigenerato.

La donna ne approfitta per fare qualsiasi cosa.

Dopo aver fatto “plin plin” infatti, l’altra metà del cielo si avvicina al lavandino e si lava mani, viso, collo, ascelle, piedi e si cambia pure la biancheria.
Se non c’è il sapone tira fuori il suo detergente personale, al profumo di muschio bianco artico.
Superate le abluzioni appoggia la borsetta sul lavabo e apparecchia con i trucchi, l’eau de toilette, i fazzolettini, il pettine e l’asciugacapelli portatile.
Dopo 35 minuti la donna esce dal bagno, in genere mentre il fidanzato sta chiamando i carabinieri per denunciarne la scomparsa.

Al termine di questa piacevole sosta si ritorna comunque in carrozza, con la mente ed il fisico ritemprati, pronti a continuare il nostro viaggio verso il Sole.. quando una lucina arancione ci ricorda di non aver fatto benzina.





lunedì 10 novembre 2014

Buona Domenica



Dal secondo capitolo del libro: “Una domenica da paura”.

Abbiamo lasciato il nostro essere umano medio al centro commerciale, di sabato pomeriggio, nella selva oscura degli acquisti, in mezzo a carrelli, camerini, vestiti e regalini, sognando di uscire a riveder le stelle e di godersi almeno una tranquilla domenica di pace.

Sognando appunto.

Già la domenica mattina non si annuncia benissimo al nostro eroe, che sente suonare un campanello alle 7.50.
Si sveglia di soprassalto con il terrore negli occhi, in 20 secondi ha lo spazzolino in una mano e la tazza del caffè nell’altra, il pettine fra i denti e i pantaloni semi-infilati.. quando capisce che non è Lunedì mattina e che a suonare non è stata la sveglia ma il campanello di casa.

Al citofono ci sono dei simpatici omini, che si annunciano festosi come dei testimoni, vestiti con una bella camicia bianca a maniche corte e una cravatta blu, chiedendo di salire per un colloquio sulla vita e sull’amore.
A questo punto l’essere umano medio vorrebbe riempire il serbatoio di nafta del suo lanciafiamme per una piccola svampata, ma respira profondamente ed esprime un cordiale diniego alle richieste di colloquio.
Subito dopo corre verso la camera e si ributta a pesce sotto le coperte, sperando di tornare presto tra le braccia di Morfeo.

Passano 5 minuti e comincia un rumore che ha l’intensità di un Tornado che vola a bassa quota, in realtà è la vicina che ha acceso il malefico aspirapolvere per le pulizie della domenica.
Il rumore dell’aspirapolvere quando una persona sta dormendo è la cosa più fastidiosa del mondo, più della goccia del lavandino che perde, più della serrandina che sbatte con il vento, paragonabile soltanto ad una puntata di “Pechino express”, interrotti di tanto in tanto dalla pubblicità dei materassi della Ferilli.

Ormai nervoso come una iena l’essere umano medio perde il sonno e si alza per fare colazione, accolto in cucina dalla montagna di piatti sporchi della cena con gli amici del sabato sera.
La giornata scorre sorniona fino all’ora di pranzo, quando viene consumato il classico banchetto della domenica: una magnata fotonica di pasta al forno, secondo di carne, contorni, pastarelle, frutta, caffè e ammazza-caffè per digerire.

Dopo pranzo il nostro amico anela sano e meritato riposo, seduto a panza piena sul divano, con la televisione accesa su “Quelli che il calcio..” per fare due risate, seguire i risultati delle partite e conciliare l’immancabile pennechetta.

Mentre sta sognando di essere il Sultano del Brunei nel suo harem personale viene bruscamente svegliato da una vocina che gli dice:
«Andiamo al cinema? Voglio vedere quel film che ti dicevo»
“Quel film che ti dicevo” è una palla tremenda, talmente noioso che una tribuna elettorale in confronto diventa un cartone animato dell’Ape Maia, talmente pesante che in confronto la Corazzata “Potionkin” di Fantozzi diventa un’allegra commedia americana.. ma fa molto “colto ed “intellettuale” andarlo a vedere.

L’essere umano medio si sente in trappola, propone una bella passeggiata al Sole, un piacevole giretto sul lungomare, due passi ai mercatini del centro.. ma non c’è niente da fare, la compagna insiste dolcemente sul cinema.

I cinema di oggi non sono più come quelli di una volta, ora ci sono i “multisala”, dove nella stessa serata vengono proiettate una decina di pellicole diverse.
Quando iniziano i film l’altoparlante suggerisce il numero delle sale da occupare e mucchietti di persone si spostano per raggiungerle, un po’ come lo smistamento di una catena di montaggio.
Ai vecchi tempi il cinema si trovava in città, aveva un’unica sala, le poltrone non erano comodissime e non c’era il porta-bibita sul bracciolo.. ma c’erano un calore ed un’atmosfera sicuramente diversi.
I posti a sedere erano liberi e una volta fatto il biglietto ci si affrettava, facendo finta di niente, per trovare la posizione migliore, né troppo vicino né troppo lontano dallo schermo.

Ora ci sono i biglietti numerati.

L’essere umano medio e la sua compagna, ottenuti i preziosi tagliandi, entrano nella sala numero 3, i biglietti sono G12 e G13 e inizia subito la ricerca della fila, che non si capisce mai quale è.
La sala è tutt’altro che piena è lei ha la una bellissima idea:
«Mettiamoci qui, questi sono meglio, tanto non c’è nessuno»
Puntualmente, quando si spengono le luci e inizia il film, arrivano i veri proprietari dei posti, con tanto di biglietto numerato in mano e ci si deve spostare costringendo l’intera fila ad alzarsi.
I posti giusti sono stati ormai occupati da altre due faine e così il nostro essere umano medio, rosso come un peperone e di nuovo nervoso come una iena, per non creare un terremoto, propone di sedersi in due poltrone laterali, le prime che vede libere.

Non si sa mai dove mettere i giubbetti, se lasciarli sopra le gambe, creando un effetto serra che fa sudare come capre o appoggiarli sul posto vuoto più vicino, con il pensiero continuo che qualche simpaticone si freghi il portafoglio.
Dopo queste piccole sistemazioni, proprio quando l’essere umano medio si sta per appennecare, facilitato dalla pesantezza della pellicola e dal calduccio, finisce il primo tempo.
Una botta di luce investe il nostro malcapitato che, insieme alla vista di tante persone che si alzano, crede in un miracolo e nella fine del film.
Subito dopo una soave vocina lo riporta alla realtà:
«Mi vai a prendere i tacos e la Coca-cola?»
Un sussulto lo colpisce.
Al pensiero di quella roba la pasta al forno, lungi dall’essere digerita, si è mossa pericolosamente nel suo stomaco.
Con l’eleganza di un elefante in una cristalleria l’essere umano medio, per non scatenare le ire della compagna, si alza e si dirige al bar del cinema.

Il bar del cinema durante la fine del primo tempo non si augura a nessuno.

Una massa di gente, che sembra non bere e non mangiare da settimane, si accalca in file mostruose per accaparrarsi pop-corn, ogni tipo di bibita, panini veloci (surgelati), stuzzichini messicani super piccanti e chi più ne ha più ne metta.
Dopo circa una ventina di minuti si riesce a tornare in sala, con il film che naturalmente è ricominciato, con il buio quasi completo e con il serio rischio di rovesciare qualcosa sopra ad ignari spettatori.

Due ore e mezzo non passano mai e l’attenzione dell’essere umano medio è da un pezzo rivolta alla coppia al lato che sta limonando e al vecchietto davanti che sta russando.. quando arrivano gli insperati titoli di coda.
Si aprono le porte per la libertà, l’aria fresca e le stelle nel cielo.
Subito si mette in coda per uscire dalle classiche porte di sicurezza, che vengono aperte a fine proiezione, quando sente la solita vocina che gli dice:
«Tienimi il cappotto e la borsa che devo andare in bagno».



 

venerdì 24 ottobre 2014

Il centro commerciale



Dal primo capitolo del libro: “Terrore ai grandi magazzini”.

L’essere umano medio si alza la mattina, quando il Sole è ancora in pigiama e la temperatura ad una cifra, per raggiungere felicemente il suo posto di lavoro.
Spesso è la pioggia a salutarlo per primo sulla porta di casa, insieme a quel buio che non è né giorno né notte, come un sipario ancora chiuso sul palcoscenico della giornata che deve aprirsi ai suoi occhi.

Il lavoro che svolge ogni giorno è tanto piacevole per lui quanto indossare un paio di mutande di ortica o camminare a piedi nudi sui carboni ardenti o guardare l’Arena di Giletti per due ore di fila, interrotto soltanto dalla pubblicità dei materassi di Mastrota.

Ciò che tiene in vita l’essere umano medio è l’avvento del Sabato, che preannuncerebbe 48 ore di sano e meritato riposo.
Ma è proprio di sabato pomeriggio che arriva la botta tremenda, la gentile richiesta, in genere della compagna, di andare a fare un giretto al centro commerciale.

Memore delle esperienze passate cerca disperatamente ogni scusa per evitare il tragico evento, una diarrea improvvisa, un forte mal di testa, arriva perfino a togliere due candele dal motore dell’auto.. che però si mette in moto ugualmente.

Il parcheggio del centro commerciale di sabato pomeriggio non si augura a nessuno, tutti gli istinti primordiali possono violentemente riaffiorare in noi, regredendoci a barbari sanguinari pronti a tutto per l’agognato posto auto.
E allora vedi automobili girare in tondo, come squali in cerca di preda, doppie file di macchine che si infilano dappertutto sperando di arrivare prima degli altri, manovre di tutti i tipi per occupare ogni singolo pertugio.

C’è chi si affida alla “strategia dell’inseguimento”: un pedone che cammina con le chiavi in mano è l’obiettivo primario, piano piano gli si và dietro, tipo maniaco seriale, fino a quando raggiunge la sua auto.
«Scusi, esce?»
L’indice della mano sinistra, come un tergicristallo impazzito, puntualmente delude le nostre aspettative indicando un netto NO.
Il nostro amico pedone deve soltanto appoggiare la micro-spesa di 50 gr nel bagagliaio per avere le mani libere e tornare allegramente all’interno del centro commerciale.

Anche la “strategia dell’attesa” ha il suo perché: ci si ferma in un punto casuale del parcheggio e si attende furtivi un’auto che esca nelle vicinanze, a quel punto si ingrana la marcia e ci si fionda sperando di battere tutti sul tempo.

C’è poi chi sguinzaia la moglie per cercare agilmente un posto libero, come un soldato in avanscoperta prima dell’arrivo dei mezzi pesanti.
La persona si piazza in mezzo al parcheggio libero con le mani alzate, per richiamare l’attenzione del suo caro e rivolge sguardi minacciosi alle ignare auto che passano lì davanti pensando anche loro di avercela fatta.

Alla fine il nostro essere umano medio riesce a trovare un buco dove infilare la sua Peugeot 106, tra una siepe e la scarpata del campo vicino, il tutto a circa 1.5 km di distanza dall’entrata del centro commerciale.
Immediatamente deve sorbirsi il rimprovero della fidanzata che avrebbe voluto trovare posto all’ombra, davanti all’ingresso principale e possibilmente un maggiordomo per aprirle la portiera e darle il benvenuto, declamando la sua bellezza.

Appena scesi incontrano subito gli immancabili omini che chiedono simpaticamente qualche spiccetto o tentano di vendere fazzolettini e quant’altro con una insistenza tale da far innervosire anche Suor Cristina..


Finalmente dentro, il nostro essere umano medio si rende conto che il caldo-umidiccio all’interno delle gallerie del centro commerciale lo sta facendo sudare come una capra e allora il carrello della spesa si riempie subito di maglia e giubbetto.
L’aria consumata poi e gli strani odori sono pari a quelli di una classe di 35 alunni alla quinta ora di lezione, senza aver mai aperto le finestre.
In compenso, vista la bolgia di persone, ci si può immunizzare per bene, entrando in contatto con qualsiasi tipo di batterio e virus di stagione.

C’è davvero un mare di gente: famiglie intere con prole al seguito, coppiette, adolescenti in tiro, uomini, donne, persone anziane, un miscuglio di età, razze, lingue e modi di fare che in confronto la Torre di Babele diventa una piazzetta di provincia..

A questo punto, osservando i suoi occhi piangenti e temendo un istinto suicida, la compagna dell’essere umano medio lo rassicura: «Dai che facciamo subito, solo un giretto»
Dopo 2 ore è ancora davanti all’ennesimo negozio di abbigliamento aspettando che lei si provi i fuseaux colorati e che trovi la magliettina giusta..
Però si accorge di non essere solo, altri uomini sono in fila con i carrelli davanti ai vari negozi, in attesa della loro amata, con quell’aria affranta-rassegnata che un pò lo consola.

Riprendendo il pellegrinaggio, la nostra simpatica coppia passa davanti ad Euronics e a lui viene voglia di vedere qualche novità in ambito informatico.
Dopo 3 minuti la compagna comincia a sbuffare tipo stufa a vapore perché lui la sta facendo aspettare troppo e gli chiede: «Andiamo a prenderci qualcosa al bar?»
(N.B. : i due bar del centro commerciale sono presi d’assalto: file alle casse e bancone strapieno di persone che ingurgitano caffè, pizzette, pastarelle, mokaccini e tovagliolini)


Verso le 7 di sera l’essere umano medio si rende magicamente conto che il tuo sogno sta per realizzarsi: varcare quella soglia ed uscire all’aperto, dove ad aspettarlo ci sono uccellini cinguettanti, tanta aria fresca e un cielo ancora limpido.. quando sente una vocina che sussurra: «Voglio passare anche da Bata a vedere quelle scarpe che ti dicevo, solo un attimo» .